domenica, 25 marzo 2007

ErnstNon posso decidere cosa volere, sono i miei bisogni a chieder soddisfazione

Non posso essere ciò che voglio, perché di continuo mi ramifico e produco nuove maschere

Non posso fare una sola cosa, perché una curiosità inesausta mi trascina per le orecchie

Non posso trovare parole adatte per le mie sensazioni, esse si dilatano all'infinito, cosmiche meduse

Non posso decidere il pianeta in cui abitare, e divertito ospite osservo i miei dissimili

Non posso essere rassicurante, perché sono un ricercatore spirituale

Non credo in un dio e non credo in un io, sono troppo molteplice, ondivago, canterino

E' assurdo sperare che la scrittura possa far luce negli asili e spelonche dell'anima

Quando nella maggior parte dei casi si soffre solo perché non si è letto il libretto delle istruzioni

postato da: Maurooo alle ore 14:47 | Permalink | commenti (4)
Commenti
#1   04 Aprile 2007 - 22:11
 
Non credo in un dio e non credo in un io, sono troppo molteplice, ondivago, canterino...... anche io ! :-)
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#2   05 Aprile 2007 - 01:06
 
Davvero?
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#3   07 Aprile 2007 - 11:50
 
bello il finale sul libretto di istruzioni. descrive pienamente la gente d'oggi, che senza uno stereotipo da imitare non va nemmeno al bagno a cacare.
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#4   11 Aprile 2007 - 10:55
 
x il tipo strano: Magari è il contrario: oggi si soffre perché 'non' si è letto il libretto, che non credo possa essere interpretato come uno stereotipo da seguire ma più come il sapere come esprimersi o cose del genere. Cosi l'ho intesa. Anche se quello che dici è giusto.
Il post è molto bello. Personalmente posso confessarvi che in alcuni momenti mi sono sentito proprio così, in tutto il periodo dell'adolescienza fino ai 22 anni. Ma accanto a irrefrenabile forza creativa era anche insieme oppressione, frustrazione, incolmabile paura, depressione. E che ancora oggi ricordo con fascino e romantica-patetica-malinconia.
Ma poi piano piano questa sete e espressiva vulcanica annodata a questa disperazione interiore mi ha abbandonato, sono riuscito a distaccarmene, ed ora mi trovo in una sorta di compromesso tra il mondo e me. Ma dentro vorrei ritrovare quell'impulso perso che sfugge, e scacciare i demoni sociali. Forse non ho abbastanza creatività, forse sono talmente passivizzato da non rispondere più agli stimoli. Non mi importa. So solo che ora scrivendo, sento un ira recondita mista a un pianto che si agita e che vuole liberarsi, ma che non vuole intaccare la pace e la tranquillità che la rinuncia ha trovato oltre qualcosa di molto vicino all'angoscia. Questo è il mio compromesso. E la mia esperienza. Ringrazio Mauro per i suoi stimoli che smuovono anche le montagne e da cui continuerò ad attingere e a nutrirmi. Per ora in me un pianto di un bambino aspira ancora alla quiete, e da essa la via porta alla forza. Non da una impazzita ed irrefrenabile volontà di potenza.
Strani passaggi compie l'animo...
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